Ancona capitale cultura 2028: giuli e il trionfo del mosciolo

Ancona proclamata Capitale italiana della Cultura 2028

Dimenticate Firenze, snobbate Roma e mettete in un cassetto i sogni di gloria di Forlì-Cesena (che torna a consolarsi con la piadina, vista la bruciante sconfitta in finale). Oggi, 18 marzo 2026, il vate e Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato dall’Olimpo della Sala Spadolini: la Capitale italiana della Cultura 2028 sarà Ancona. E per fortuna, come riportano le cronache, il ministro ha esordito con una rassicurazione fondamentale prima di annunciare la vincitrice: “Stavolta non canto”. Un sospiro di sollievo ha attraversato la penisola.

La città del Conero, universalmente nota per l’attesa messianica al porto prima di imbarcarsi sul traghetto per la Grecia con l’auto in ebollizione, si erge a nuova Atene d’Italia. Il sindaco Daniele Silvetti si è dichiarato “molto emozionato” per questo traguardo, e ci crediamo: sbaragliare la concorrenza con un dossier dal titolo “Ancona. Questo adesso” è roba da veri fuoriclasse dell’ermetismo. Come riportato dalle agenzie, il claim è tratto dai versi del poeta anconetano Francesco Scarabicchi. Un titolo che suona come una profonda riflessione esistenziale, ma che somiglia pericolosamente alla risposta che dai all’idraulico quando ti si allaga il bagno: “Che facciamo?”. “Questo. Adesso”.

Ma attenzione ai pesi massimi schierati per l’occasione. Il progetto, approvato all’unanimità dalla giuria presieduta da Davide Maria Desario, sfodera due assi pigliatutto: il tre volte premio Oscar Dante Ferretti e il re mida del pop elettronico Dardust. Già ce lo immaginiamo, il 2028: scenografie hollywoodiane per coprire i container del porto commerciale, mentre Dardust campiona in loop il verso dei gabbiani in picchiata sui vincisgrassi, creando la hit definitiva dell’estate adriatica.

E il bottino? Le casse dello Stato si aprono con la proverbiale generosità del Governo: alla città vincitrice andrà la cifra monstre di un milione di euro per realizzare il programma. Esatto, un milione. Praticamente, nel 2026, con un milione di euro a stento ci paghi il cachet di un super-ospite a Sanremo o l’affitto di un bilocale a Milano, ma ad Ancona dovranno bastare per un anno intero di grandeur culturale e per far fiorire le macroaree del progetto, tra cui spiccano le suggestive “Questo mare” e “Via Maestra”. La Ministra del Turismo Daniela Santanchè, ovviamente, non ha perso l’occasione per esultare, parlando di un “volano per turismo” e di vittoria per l’Italia intera, pregustando forse le frotte di influencer pronti a farsi i selfie con il mosciolo selvatico di Portonovo.

Resta un sospetto politico, sussurrato malignamente nei corridoi romani: ma non è che c’è una lobby segreta del ciauscolo? Pesaro ha trionfato nel 2024, ora Ancona nel 2028. Il governatore della Regione Marche, Francesco Acquaroli, si sfrega le mani a favore di telecamera celebrando il “potenziale della nostra regione”. A questo punto, per il 2030, esigiamo Macerata, e per il 2032 la candidatura a valanga di un autogrill a caso sull’A14.

Nel frattempo, prepariamoci al trionfo dell’estetica anconetana. L’Italia ha finalmente la Capitale della Cultura che si merita: pragmatica, affacciata sull’est, e pronta a farti pagare il parcheggio agli imbarchi a peso d’oro. Questo. Adesso. E speriamo in bene.

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