Rogoredo vice: Cinturrino e l’omicidio premeditato

Rogoredo, nuove accuse contro Cinturrino:

Benvenuti a Rogoredo Vice, lo spin-off meneghino di Training Day che nessuno aveva chiesto ma che la cronaca giudiziaria ci ha gentilmente servito in streaming gratuito. Se pensavate che il boschetto della droga milanese fosse solo il ritrovo di disperati e spacciatori, vi sbagliavate di grosso: era anche il set personale dell’assistente capo Carmelo Cinturrino, l’uomo che ha deciso di prendere il codice penale e usarlo come carta igienica.

Come ci ricorda l’AGI, la Procura di Milano ha appena depositato una monumentale richiesta di incidente probatorio da 22 pagine che sembra la sceneggiatura scartata di un film di Quentin Tarantino. Le accuse contro il poliziotto del commissariato Mecenate, già al fresco a San Vittore per aver freddato il 28enne marocchino Abderrahim Mansouri (noto come “Zack”) lo scorso 26 gennaio, si sono clamorosamente aggravate. Dimenticate la storiella strappalacrime della legittima difesa o del proiettile vagante: ora si parla di omicidio premeditato. Ebbene sì, il nostro sceriffo con la divisa d’ordinanza aveva pianificato tutto.

Il campionario di minacce intercettate, riportato con dovizia di particolari dal Giorno, è roba che farebbe impallidire i boss di Gomorra. Il raffinato 41enne, non pago di gestire la zona come un personalissimo feudo, andava in giro a seminare perle di saggezza istituzionale del tipo: «O ti arresto o ti ammazzo», o il sempreverde «Mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo». Promessa mantenuta, a quanto pare. D’altronde, quando sei un tutore dell’ordine moderno, il customer care e la coerenza sono tutto.

Ma non è solo una questione di grilletto facile e deliri di onnipotenza. Affari Italiani ci delizia svelandoci il presunto “metodo Cinturrino”, un mix esplosivo di estorsioni, spray urticante per farsi consegnare soldi e droga dai pusher, e la memorabile esclamazione da bullo di quartiere: «Qua comando io, non comandano i Mansouri». E se qualcuno faceva resistenza? Semplice: due martellate sullo sterno o alla schiena e via, pronti per il prossimo turno di pattuglia. Una gestione dell’ordine pubblico talmente “a tinte fosche” da far sembrare l’Ispettore Callaghan un mediatore culturale della Caritas.

E siccome in Italia le mele marce non cadono mai da sole dal ramo, la rete di solidarietà aziendale non si è fatta attendere. Come sottolinea Il Post, gli indagati nel caso sono saliti a sette. C’è chi è accusato di aver falsificato i verbali (perché un arresto illegale ogni tanto fa curriculum), e chi di omissione di soccorso per aver guardato Mansouri agonizzare il tempo necessario per permettere a Cinturrino di piazzargli accanto una pistola a salve e inscenare la finta aggressione. Un autentico capolavoro di depistaggio e problem solving di squadra.

Alla fine della fiera, tra sequestri di persona, spaccio, concussione, calunnia e rapina, i pm hanno collezionato la bellezza di 43 capi di imputazione complessivi per la ridente comitiva in divisa. Un record assoluto. Mentre la politica continua a riempirci le orecchie con la stucchevole retorica della “sicurezza” e del pugno di ferro contro il degrado, scopriamo che i veri padroni del boschetto, a Rogoredo, arrivavano col lampeggiante blu. E forse, la prossima volta che qualcuno invocherà più sceriffi per ripulire le nostre strade, faremmo bene a ricordargli che a volte, quando chiami Batman, ti risponde il Joker con il distintivo.

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