Fermi tutti, mettete giù i caschetti biondi e spegnete le luci stroboscopiche. A quasi cinque anni dalla sua scomparsa, Raffaella Carrà ci ha regalato l’ultima, clamorosa, definitiva Carrambata. E questa volta lo share televisivo non c’entra nulla: c’entrano le aule di giustizia e le carte bollate. Come rivelato in esclusiva dal Corriere della Sera, la regina incontrastata della tv italiana e icona pop globale aveva un figlio adottivo segreto. Non un pargolo tenuto nascosto in qualche collegio svizzero per sfuggire ai paparazzi, ma un uomo che le stava letteralmente a un palmo di naso sotto gli occhi di tutti: Gian Luca Pelloni Bulzoni, classe 1964, ferrarese di nascita e romano d’adozione.
Il dettaglio geniale? Era il suo ex segretario personale, manager, fedelissimo bodyguard e attuale dominus della Arcoiris Edizioni Musicali. Insomma, l’uomo che le curava l’agenda e le rispondeva al telefono era anche l’erede universale. Un colpo di scena degno della migliore sceneggiatura rock ‘n’ roll: nascondere il proprio figlio adottivo mettendolo a libro paga. Mick Jagger, prendi appunti. Ma in questo Paese di santi, poeti e avvocati civilisti, i segreti non vengono mai a galla per un rigurgito di romanticismo. Macché. Il segreto di Pulcinella o meglio, di Raffaella è esploso nel modo più squallido e squisitamente terreno possibile: una grana legale per i diritti d’autore. Il buon Pelloni Bulzoni, brandendo lo scettro di “unico erede legittimo” (con buona pace dei nipoti Matteo e Federica, a cui spetterà capire le reali proporzioni dell’asse ereditario), ha trascinato in tribunale una società spagnola. L’obiettivo? Bloccare il musical teatrale Ballo ballo, accusato di sfruttamento non autorizzato dell’immagine, del nome e perfino dei “dati personali” della diva.
Qui scatta la vera farsa all’italiana, quella che farebbe sorridere persino i cronisti giudiziari più incalliti. La giudice del Tribunale di Roma, Laura Centofanti, si è trovata sul tavolo la furiosa richiesta di inibitoria e ha risposto con una flemma invidiabile: istanza respinta. Il motivo? Le 36 date dello spettacolo iberico si sono già tenute e non ne sono previste altre. In sintesi: caro erede, sei arrivato a festa finita, i ballerini hanno già rimesso le paillettes nell’armadio. Se vuoi i danni pecuniari, mettiti in fila e affronta un processo di merito lungo e logorante. C’è qualcosa di sublime, quasi situazionista, in tutto questo. Mentre i salotti televisivi piangevano lacrime di coccodrillo celebrando la Carrà come la madre putativa di tutta Italia, la donna che apparteneva a tutti ma non era di nessuno, lei si era blindata il patrimonio e la discendenza con un blitz burocratico che rasenta il capolavoro. Niente interviste strappalacrime a favor di telecamera, niente copertine patinate sui settimanali di gossip: solo contratti, diritti d’autore e un’adozione passata clamorosamente sotto i radar di mezza nazione. Raffaella ci ha insegnato a fare l’amore da Trieste in giù, ma a quanto pare, per quanto riguarda la privacy, le successioni ereditarie e la gestione spietata del proprio brand, la vera masterclass l’ha impartita agli studi legali di Roma Capitale.
E mentre l’ex segretario diventato figlio affila le armi legali per il prossimo round in tribunale, a noi non resta che cantare a squarciagola: com’è bello far l’erede da Trieste in giù. Rumore, rumore. E soprattutto, tanti auguri agli avvocati.


