In un cortocircuito mediatico che fa sembrare il multiverso della Marvel una noiosa riunione di condominio, Giorgia Meloni sbarca a Pulp Podcast. La Presidente del Consiglio ha deciso di scendere nell’arena di Fedez e Mr. Marra, barattando i polverosi salotti di Bruno Vespa per i microfoni a condensatore e le luci al neon della Generazione Z.
Come certifica Adnkronos con la puntualità di un bollettino parrocchiale, la premier ha sfruttato la puntata speciale per mettere le mani avanti sul prossimo referendum sulla giustizia. E lo fa con una frase che suona come un disperato esorcismo contro la sindrome di Renzi 2016: “Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia”. Una mossa da manuale della sopravvivenza politica: la leader di Fratelli d’Italia sa benissimo che trasformare le urne in un plebiscito personale è il modo più rapido per farsi impacchettare dagli elettori e spedire a casa col corriere espresso. Quindi, tra un beat e una battuta, il messaggio è: “Guardate le riforme, non guardate me”, anche se lei è letteralmente seduta nel podcast più pop d’Italia proprio per farsi guardare dai ventenni.
Ma il vero dramma, quello che accende i radar in stile Dagospia e fa godere gli amanti del trash di palazzo, non è chi c’è, ma chi manca. Secondo quanto svelato da Il Post, i padroni di casa avevano lanciato l’amo anche all’opposizione. Risultato? Elly Schlein ha cortesemente declinato, forse temendo che l’armocromista le vietasse la palette cromatica del set, mentre Giuseppe Conte ha optato per un clamoroso “ghosting”, ignorando gli inviti con la stessa glaciale indifferenza con cui si ignora il gruppo WhatsApp del calcetto. Fedez, da provetto boomer digitale, ha persino spiattellato gli screenshot delle mail inviate, roba che neanche i peggiori dissing della scena rap milanese.
E mentre L’Unione Sarda ci ricorda che la chiacchierata ha toccato anche temi leggerini come la crisi in Iran e il rapporto USA-Europa (“Se chiedi a qualcuno di farsi carico della tua sicurezza, non lo fa gratis”, ha sentenziato la premier con piglio da gangsta-geopolitica), il quadro è completo.
Meloni va da Fedez per svecchiare il dibattito istituzionale, cercando di piazzare la separazione delle carriere ai pischelli con la stessa nonchalance con cui si lancia un nuovo singolo in vetta su Spotify. Resta solo da vedere se il pubblico di Pulp Podcast andrà davvero a votare o se, clamorosamente fedele all’attitudine del centrosinistra, visualizzerà l’invito alle urne senza rispondere.


