Se c’è una cosa che il gotha della finanza globale sa fare con maestria ineguagliabile, è mettersi in posa. Mentre l’inflazione globale torna a ruggire, spinta dai venti di guerra in Iran e dall’eterno caro energia, i grandi sciamani delle Banche Centrali hanno sfoderato l’arma letale per abbattere il mostro dei prezzi: l’antico e nobile gioco delle belle statuine.
Prendiamo la sciura di Francoforte, l’inossidabile Christine Lagarde. Nel suo ultimo show europeo, la BCE ha deciso di lasciare i tassi d’interesse invariati per la quinta volta consecutiva, inchiodati a quel magico 2%. Il motivo? Un calo dell’inflazione a gennaio che ha sorpreso persino loro, che di solito brillano per tempismo. Ma la vera perla l’ha regalata in conferenza stampa, quando, con l’aplomb di chi ha appena parcheggiato in doppia fila in via Montenapoleone, ha dichiarato serafica: “We are in a good place” (siamo in un buon posto). Lo riporta testualmente un’analisi di MutuiSupermarket, ricordando come l’istituto tiri dritto per la sua strada confermando la linea della prudenza. Certo, Christine, un posto bellissimo: quello dove l’economia ristagna e i mutuatari accendono ceri alla Madonna sperando che il costo del denaro scenda prima della prossima era glaciale. E intanto, come fanno notare i guastafeste di Morningstar, i mercati dei futures prezzano persino l’incubo di nuovi rialzi entro la fine del 2026, terrorizzati dal greggio schizzato alle stelle per le bombe in Medio Oriente. Altro che “good place”, sembra di stare in prima fila a un concerto trap senza tappi per le orecchie.
Dall’altra parte dell’oceano, il copione non cambia, cambiano solo le facce di bronzo. Jerome Powell e la sua allegra banda della Federal Reserve si preparano al vertice di metà marzo con la stessa foga agonistica di un bradipo in letargo. L’inflazione americana rialza la cresta? Il petrolio impazzisce? Nessun problema: basta voltarsi dall’altra parte. Secondo una velenosa analisi diffusa da Morgan Stanley, la geniale mossa della Fed sarà quella di “guardare oltre” lo shock energetico, mantenendo i tassi rigorosamente invariati. Un eufemismo meraviglioso per dire: “Facciamo finta di niente e preghiamo che passi da sola”.
E se pensavate che il calvario fosse quasi finito, ci pensa Barclays a riportarvi brutalmente sulla Terra: i loro strateghi, folgorati sulla via di Damasco dai rincari alla pompa, hanno appena spostato le previsioni per il prossimo taglio dei tassi addirittura a marzo 2027, prevedendo una sola misera sforbiciata per quest’anno. Insomma, il mantra “data-dependent” ormai è solo l’equivalente finanziario del tirare a campare leggendo i fondi del caffè mese per mese.
Il risultato di questa titanica lotta all’inflazione? Un’immobilità pagata a peso d’oro. Bce e Fed si confermano le uniche due istituzioni al mondo in cui si può giustificare uno stipendio a sei zeri semplicemente incrociando le braccia, sfoggiando un sorriso a favor di telecamera e ripetendo in coro che “bisogna aspettare”. Nel frattempo, noi comuni mortali continuiamo a svuotare il portafogli al supermercato, ammirando estasiati il loro capolavoro di inazione. In fondo, perché sporcarsi le mani quando puoi comodamente sederti sulla riva del fiume e aspettare che passi il cadavere dell’economia reale?


