Tra un’operazione militare battezzata con l’umiltà di un film Marvel (“Epic Fury”) e una comparsata televisiva, Donald Trump ha deciso di trasformare la politica estera americana in uno spin-off di Bounty Killer. Come riporta puntualmente Adnkronos, gli Stati Uniti hanno appena piazzato una taglia da 10 milioni di dollari sulla testa di Mojtaba Khamenei, il neopromosso CEO del terrore iraniano e nuova Guida Suprema, e su altri papaveri del regime. Dieci milioni. Praticamente quanto prende un influencer di Dubai per sponsorizzare una criptovaluta fuffa, ma qui in palio c’è il collasso di una teocrazia.
L’annuncio è stato droppato sull’account X di ‘Reward for Justice’ del Dipartimento di Stato, quasi fosse un casting call per mercenari freelance. “Avete info? Scriveteci su Signal o Tor”. Manca solo il codice sconto TRUMP2026 per la spedizione gratuita del dissidente.
Ma la vera perla, la vera essenza del trumpismo in purezza, è la profezia sui tempi di consegna del Regime Change. “Il regime cadrà, ma forse non immediatamente”, ha rassicurato il tycoon, in una dichiarazione che le agenzie di mezzo mondo hanno rilanciato con stupore. Un po’ come dire: “Mi metto a dieta, ma non subito”, oppure “Smetto di bere, ma dopo il weekend”. Un rovesciamento del potere ci sarà “probabilmente”, ma con la stessa tempestività dei cantieri statali. Quando finirà la guerra? Trump ha la risposta pronta: “Deciderò a pelle”. La geopolitica basata sulle vibes. Roba da far impallidire Kissinger e far svenire di gioia i redattori di Rolling Stone.
E mentre Washington gioca al gatto col topo, i vertici di Teheran rispondono con un trolling degno del miglior Dagospia. Ali Larijani, capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale (anche lui nella lista dei ricercati), non si è nascosto in un bunker in stile Bin Laden. Macché. Come raccontato dal network ebraico JNS.org, Larijani se n’è andato a passeggiare per Teheran, sbertucciando il Segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth: “I nostri leader stanno in mezzo al popolo. I vostri? Sull’isola di Epstein!”. Boom. Dissing di altissimo livello tra un bombardamento e l’altro.
Nel frattempo, aleggia il mistero sul vecchio Ayatollah Ali Khamenei. È vivo? È morto? Ha fondato una band indie-rock? A svelare l’arcano ci ha pensato lo stesso Trump ai microfoni di Fox News Radio: “Penso sia ferito, ma credo che sia in qualche modo ancora vivo”. In qualche modo. Le indiscrezioni della stampa britannica parlano addirittura di un’amputazione di una gamba, disegnando un profilo da pirata post-moderno. Un “dead man walking”, o forse “hopping”, che continua a governare dall’ombra.
Insomma, il piano di Washington è chiaro, cristallino: bombardare l’isola di Kharg (come sottolinea con enfasi il Secolo d’Italia), piazzare taglie milionarie su Telegram e sperare che a Teheran spunti un “candidato interno”. Dopotutto, ha chiosato Trump con l’arroganza di chi non legge un libro di storia dal 1982, l’opzione del candidato interno “ha funzionato così bene in Venezuela”. Certo, Donald. Ha funzionato benissimo. Mettiamoci comodi e aspettiamo la caduta del regime. Tanto, come dice lui, non c’è fretta. Cadrà, ma con calma.


