Meloni piange, schlein aspetta lo squillo: geopolitica da asilo

Meloni a Schlein: 'Il mio appello è sincero da loro insulti. L'invito resta valido'. La segretaria dem: 'Sta facendo tutto da sola. Noi ci siamo ma posi clava'

Siamo sull’orlo del baratro globale, i droni piovono sulle basi italiane a Erbil, il mondo trema per le mosse dell’asse Usa-Israele-Iran, e cosa fa la politica italiana? Ripropone le dinamiche di Mean Girls, ma con i tailleur e le dirette Instagram. Da una parte c’è Giorgia, la Regina Cattiva che si dipinge da Cenerentola perennemente bullizzata; dall’altra c’è Elly, l’eterna incompresa che fissa lo smartphone aspettando uno squillo come una sedicenne ai tempi del Cioè.

Tutto inizia con l’ennesimo melodramma a reti unificate della nostra Ducetta di Palazzo Chigi. Con la faccia di chi ha appena scoperto che qualcuno le ha rubato la merendina durante la ricreazione, Meloni lancia il suo grido di dolore, riportato fedelmente dalle agenzie di stampa: “Il mio appello è sincero, da loro insulti. L’invito resta valido”. Praticamente la versione istituzionale di “Io sono buona e cara, ma voi mi invidiate”. Un capolavoro di vittimismo strategico in puro stile Dagospia: ti chiedo di collaborare per affrontare le crisi internazionali, ma lo faccio facendoti pesare che sei una brutta persona. “Se non c’è disponibilità, non date la colpa a me”, aggiunge con l’aria di chi si lava le mani nel disinfettante sovranista.

Ma la risposta del Nazareno non si fa attendere, e vola sulle frequenze di SkyTg24 con la verve di un brano indie-triste che finirebbe dritto in rotazione su Rolling Stone. Elly Schlein, con l’espressione di chi ha appena incassato un tremendo “visualizzato senza risposta”, sfodera l’artiglieria pesante, o meglio, preistorica: “Sta facendo tutto da sola. Noi ci siamo ma posi clava”. Un’immagine meravigliosa: Giorgia Meloni vestita di pelli di leopardo – rigorosamente autarchiche e Made in Italy – che si aggira per Montecitorio sfasciando l’opposizione a colpi di clava, mentre frigna chiedendo “Perché non mi amate?”.

Ma il vero colpo di genio, la vetta assoluta della nostra Pulp Fiction de noantri, arriva alla fine dell’intervento televisivo. Dopo aver ricordato che già a giugno era stata lei a fare il primo passo (esattamente come in ogni relazione tossica che si rispetti), la segretaria dem sgancia la bomba emotiva: “Lei il mio numero ce l’ha…”.

Fermi tutti. Call Me Maybe. Carly Rae Jepsen scansati. Abbiamo la leader dell’opposizione che, di fronte all’escalation nucleare iraniana, ai dazi di Trump e ai droni sui nostri militari, manda a dire alla premier: “Se mi vuoi, sai dove trovarmi”. Manca solo il “Ti ho lasciato un like tattico su TikTok, vedi tu se ricambiare”.

È il trionfo dell’asilo infantile applicato alla geopolitica. Da un lato una premier che scambia il Parlamento per il confessionale del Grande Fratello, dove denunciare i cattivoni che la ostacolano. Dall’altro, una leader dell’opposizione che affida le sorti della Repubblica a un messaggino su WhatsApp. E noi italiani? Noi siamo quelli che pagano il conto salatissimo di questo spettacolo pietoso, sperando che prima o poi, tra una clava alzata e uno squillo mancato, qualcuno si ricordi di governare un Paese. Ma forse chiediamo troppo. In fondo, è molto più appassionante controllare l’ultimo accesso.

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