Venezia affonda, ma almeno lo farà a tempo di musica. O quasi. Dopo mesi di barricate, scioperi e orchestrali sull’orlo di una crisi di nervi, la politica ha suonato la sua ultima sinfonia: il “Maestro” (guai a declinarlo al femminile, vi beccate una querela in Do maggiore) Beatrice Venezi è ufficialmente la nuova direttrice musicale del Teatro La Fenice.
Come riporta Sky TG24, il Consiglio di Indirizzo, capitanato dal sempre sobrio sindaco Luigi Brugnaro, ha dato il via libera definitivo il 10 marzo 2026. Il contratto durerà quattro anni, con inizio dei lavori previsto per ottobre, come precisa Il Resto del Carlino. Insomma, i professori d’orchestra hanno ancora qualche mese per aggiornare il curriculum su LinkedIn o fare scorta di tappi per le orecchie in farmacia.
A metterci la faccia (e cinque poderose pagine di lettera, come sottolinea La Nuova Venezia) è stato il sovrintendente Nicola Colabianchi. Nel suo accorato monologo ai consiglieri, Colabianchi ha definito la nomina «un investimento sul futuro», giustificato dalla «giovane età» della direttrice, appena 36enne. Certo, un investimento. Magari in visibilità televisiva o in spot per prodotti per capelli, considerando che il curriculum internazionale della Venezi è stato ferocemente contestato dai sindacati e dai lavoratori fin dalla sua prima designazione nel settembre 2025.
Ma Colabianchi non si arrende e, sfoderando un coraggio leonino, ha assicurato che la pupilla dei salotti istituzionali possiede una «formazione direttoriale solida, fondata su una conoscenza approfondita della partitura». Una conoscenza così profonda che gli orchestrali, pur di non farsi dirigere, hanno passato gli ultimi mesi a lanciare volantini in platea e a sfoggiare spillette di dissenso a forma di chiave di violino.
L’operazione, orchestrata (è il caso di dirlo) con il bisturi della lottizzazione, ha mandato su tutte le furie l’opposizione. Andrea Martella, candidato sindaco per il centrosinistra a Venezia, non ci ha girato intorno: ha definito la nomina «uno schiaffo alla città e al Teatro». Ma si sa, in Laguna l’acqua alta passa, le poltrone restano.
La Fenice, d’altronde, è abituata a risorgere dalle proprie ceneri. Questa volta, però, le fiamme sono quelle delle polemiche politico-culturali e la colonna sonora sembra uscita direttamente da un talk show in prima serata. Preparate i pop-corn e i binocoli da teatro: da ottobre 2026, il “Maestro” alza la bacchetta. Speriamo solo che i musicisti non decidano di suonare il De Profundis.


