Sesso, barelle e concorso esterno: la fulminea rock-epopea di Iacolino al policlinico di Messina

Il neodirettore del Policlinico di Messina indagato per mafia

Dimenticate le band che sfasciano le chitarre sul palco o i vecchi rocker bolliti che devastano le stanze d’albergo. La vera attitudine punk, in Italia, la trovi solo nei dorati e inossidabili corridoi della sanità siciliana. Qui i manager non tirano televisori fuori dalla finestra, ma fanno di meglio: piazzano gli amici, e soprattutto gli amici degli amici. L’ultima vera star di questo scassatissimo tour istituzionale è Salvatore Iacolino, ex eurodeputato in quota Pdl e superburocrate di lungo corso, nominato direttore generale del Policlinico di Messina giusto una manciata di giorni fa. Il tempo di capire da che parte si inserisce la cialda nella macchinetta del caffè direzionale, ed è subito sold out per le perquisizioni della Dda.

Come batte implacabile un’agenzia di LaPresse, la Procura di Palermo ha deciso di staccare la spina all’amplificatore del super-manager, iscrivendolo nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Roba che, al confronto, l’ostentazione criminale della trap milanese sembra la sigla dello Zecchino d’Oro. Secondo i vispi pm guidati da Maurizio de Lucia, il nostro eroe della corsia avrebbe trasformato la sua rete istituzionale in un’agenzia di booking per il boss di Favara Carmelo Vetro, suo adorato compaesano. Sai come funziona in provincia: un caffè, una pacca sulla spalla, un favore, una dritta su un appalto. Il classico indie-pop siculo.

Ma è leggendo le carte dell’inchiesta riportate da Il Fatto Quotidiano che si capisce la vera caratura del VIP pass fornito dal manager. Iacolino non si limitava a fare il passacarte. Era il PR perfetto, il pifferaio magico degli incontri istituzionali. Avrebbe messo a disposizione la sua smisurata rete di relazioni per organizzare meet & greet di altissimo livello per far ottenere lavori pubblici agli uomini del capomafia. E chi ti va a incontrare, grazie alla sua solerte mediazione, l’entourage del boss agrigentino? Nientemeno che la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana, Bernardette Grasso. Un cortocircuito logico così sublime, un crossover talmente audace e cafonal che persino gli sceneggiatori di “Gomorra” l’avrebbero bocciato per manifesta inverosimiglianza. È come invitare Ozzy Osbourne a inaugurare un centro di recupero per pipistrelli. Oltre a lei, nel backstage degli incontri figurano anche il capo della Protezione civile siciliana Salvatore Cocina e il manager dell’Asp messinese Giuseppe Cuccì.

E in cambio di questo servizio di concierge di lusso? Sky TG24 ci ricorda che l’accordo prevedeva il più classico dei merchandising elettorali: finanziamenti per le campagne politiche e promesse di posti di lavoro. Insomma, tu mi aiuti a bypassare la burocrazia regionale e io ti riempio il palazzetto (di voti).

Nel calderone di questa Woodstock della corruzione, spunta anche la figura di Giancarlo Teresi, dirigente regionale arrestato (insieme a un imprenditore mafioso) nella stessa operazione. Teresi, ci fa sapere sempre Il Fatto Quotidiano, era considerato “indispensabile” dai vertici della Regione, tanto da farlo restare a ricoprire ruoli di vertice ben oltre l’età pensionabile, e questo nonostante fosse già finito in cella per corruzione sei anni fa ed esserne ancora sotto processo. Un vero dinosauro del rock burocratico: in fondo, se i Rolling Stones fanno ancora i tour a ottant’anni, perché Teresi non avrebbe dovuto continuare a firmare scartoffie e smistare favori?

Alla fine, la parabola di Salvatore Iacolino alla guida del Policlinico di Messina si chiude – o si apre, penalmente parlando – con la velocità di una meteora pop. Nominato la scorsa settimana, perquisito e indagato oggi. Un record di permanenza che fa invidia persino ai governi tecnici. Resta solo l’amaro in bocca per i pazienti siciliani, costretti ad assistere all’ennesimo concerto stonato in cui la vera patologia non è in corsia, ma nei palazzi del potere. E per curare quella, purtroppo, non c’è antibiotico o primario che tenga: servirebbe solo smettere di comprare il biglietto.

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