Benvenuti a Mad Max: Fury Road, edizione 2026. Se pensavate che il rock and roll fosse morto, non avete dato un’occhiata ai tabelloni dei benzinai stamattina. Il prezzo del greggio ha deciso di fare come le vere rockstar: spaccare tutto, infrangere la barriera psicologica dei 100 dollari al barile e mandare in overdose i mercati asiatici. Come riporta Il Fatto Quotidiano, nella notte tra domenica e lunedì il greggio è arrivato a schizzare a oltre 130 dollari al barile, prima di assestarsi in un rassicurante (si fa per dire) hangover con il WTI texano intorno ai 105 dollari e il Brent a sfiorare i 110. Il motivo? Il Medio Oriente ha deciso di alzare gli amplificatori a palla.
Lo Stretto di Hormuz è chiuso a doppia mandata, roba che il tour d’addio dei Kiss al confronto è stata una passeggiata di salute. La guerra in Iran è ufficialmente il nuovo kolossal geopolitico della stagione. E mentre le bombe cadono, il cast si rinnova: via il vecchio frontman, l’Ayatollah Ali Khamenei – fatto fuori dai raid congiunti Usa-Israele dello scorso 28 febbraio – ed ecco spuntare il nepo-baby dell’Apocalisse, il figlio Mojtaba Khamenei, promosso a nuova Guida Suprema. Una mossa di continuità aziendale che, come ci ricorda Investing.com, non è proprio andata giù al presidente americano Donald Trump, che l’ha definita una scelta inaccettabile.
E a proposito di “THE DONALD“, l’inquilino della Casa Bianca ha già impugnato il microfono su Truth Social per tranquillizzare la plebe: l’impennata del greggio? Solo un “piccolo prezzo da pagare per la pace” e per la “distruzione della minaccia nucleare dell’Iran”, come puntualmente segnalato dai dispacci di Sky TG24 e Ageei.eu. Certo, un “piccolo prezzo” che stiamo pagando noi comuni mortali ogni volta che infiliamo la pistola erogatrice nel serbatoio della Panda, pregando divinità sumere di non dover accendere un mutuo per andare a fare la spesa.
Di fronte a questo Woodstock del terrore finanziario, i potenti della Terra provano a correre ai ripari. Secondo quanto spifferato dal Financial Times, oggi alle 14:30 (ora italiana), i ministri delle Finanze del G7 si riuniranno in una provvidenziale e agitatissima videocall. L’obiettivo? Stappare le riserve strategiche di greggio come si stappa la bottiglia di amaro alle quattro del mattino quando la festa sta finendo male. Si parla di rilasciare un terzo delle scorte, tra i 300 e i 400 milioni di barili, in un disperato tentativo coordinato con l’Agenzia Internazionale per l’Energia, pur di calmare la scimmia dei mercati. Emmanuel Macron, che ha il turno di presidenza del gruppo, sta già provando la faccia da salvatore della patria a favore di telecamera, mentre Il Giornale ci ricorda che persino l’Europa ha aperto in un profondo rosso sangue.
Ma veniamo al nostro disgraziatissimo Stivale. Mentre il gas vola sui massimi dal 2022 al Ttf di Amsterdam toccando quota 64 euro (signori, fate il vostro gioco!), gli italiani si sono dati all’accaparramento compulsivo. LaPresse ha raccolto il grido disperato del presidente di FederPetroli, Michele Marsiglia: nel weekend è scattato l’effetto panico, con gli automobilisti nostrani che si sono lanciati nella “corsa al pieno” manco stessero distribuendo i pass per il backstage dei Rolling Stones. Una psicosi collettiva da fine del mondo, con le quotazioni, per usare le parole dello stesso Marsiglia, “fuori dalla scala della normalità”.
E SORA GIORGIA? La premier Meloni, stando alle indiscrezioni riportate da Ageei.eu, sta sudando freddo e accelerando su un decreto anti-speculazione d’emergenza per contenere le bollette e il caro carburanti, minacciando di bastonare i profitti delle aziende energetiche. Speriamo solo che il decreto arrivi prima che il Brent, come profetizzato dai gufi londinesi di Barclays, decida di fare il bis e toccare i 120 dollari stabili se la situazione dovesse persistere.
In sintesi, il mondo brucia, i jet sganciano, i leader twittano e i petrolieri incassano. Noi, nel frattempo, ci godiamo lo spettacolo dal loggione, pagando il biglietto più caro della storia per assistere alla fine del mondo. E chissà che, alla fine di questo lungo assolo di chitarra distorta chiamato Terza Guerra Mondiale a rate, non ci tocchi pure spingere la macchina fino a casa.


